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Hortus Nocturnus

Riflessione di Camilla Marraccini

 

I giardini sono per definizione paradisi di pace e tranquillità, ordine e piacere in un mondo percepito come caotico e ostile. Luoghi in cui la natura è allo stesso tempo esclusa e messa in evidenza, l'etica dell'estetica suggerisce geometrie e specie floreali ben precise sì da costituire l'archetipo del paradiso terrestre.
In termini architettonici, tuttavia, il giardino si lega alla vastità del paesaggio e della natura che lo anima. Un microcosmo in cui si specchia il macrocosmo, un'unità rigorosamente condensata di qualcosa di imprescindibilmente vasto.
Si arriva così a un paradosso tra controllo e disordine, isolamento e simbiosi.
L'installazione Hortus Nocturnus di Martina Cioffi, visibile a spazioSERRA dal 30 Maggio al 30 Giugno 2024, risponde in maniera riflessiva e paradossale al tema proposto per la stagione espositiva 2024: suMISURA.
Immaginando di inserirsi nella tradizione della natura misurata e ordinata del giardino, di cui l'Hortus Conclusus medievale diviene archetipo, Martina Cioffi realizza un'opera site specific che sfida l'immaginario antropocentrico di natura.
Un susseguirsi armonioso di volte a sesto acuto create con delle mascherature scure su ogni vetro, incorniciano e custodiscono lo spazio ottagonale dell'installazione, richiamando visivamente l'architettura dell'hortus medievale.
Un gorgoglìo di acqua a ciclo continuo spilla da una vasca ogivale centrale, la cui densità del colore allude alla pietra lavica. Comincia così il primo paradosso naturale dell'orto, pietra lavica, creata dal fuoco, e tuttavia contenente acqua. La terra appare protagonista nella materia delle sculture, modellate in prevalenza dall'argilla.
A ricordarci la leggerezza dell'aria sono i denti di leone, sospesi privi di gambo nella serra e concentrati attorno alla fontana centrale, radi man mano che lo sguardo si fa centrifugo.
Ancora otto sono le sculture in ceramica e ferro che si sviluppano verticalmente in corrispondenza dei lati dell'ottagono, creando in questo modo un crocevia immaginario. Filiformi e sinuose, le sculture sono modulari rispetto agli archi di reminiscenza gotica che si intersecano e scandiscono il perimetro della serra.
Eppure, basta uno sguardo per rendersi conto che i colori e le creature di questo orto notturno poco hanno a che fare con l'etica della geometria e la matematica del controllo.
L'impeto visivo della vegetazione di ceramica e ferro, globulare e spigolosa, dai colori metallici e bipolari (bianco e nero), sprigiona un immaginario appartenente al mondo dell'inconscio.
Che esse siano reali o metaforiche, le creature della notte abitano l'inconscio racchiuso (o forse rinchiuso) dell'Hortus Nocturnus di spazioSERRA.
Durante la notte, le falene, i pipistrelli, i fiori di Stramonio e le succulenze della Regina di notte, una volta liberati, diventano i modelli iconografici da cui ha origine la flora dell'hortus. Questa metamorfosi, da modello a scultura, non è solo artistica, ma anche biologica, poiché il rapporto simbiotico e coevolutivo tra i fiori e i suoi impollinatori si caratterizza come centrale nella poetica della sinergia notturna.
E la stessa tematica della notte e della metamorfosi accomuna questi esseri nel simbolismo abissale, demoniaco, veicolo di un'inquietudine incontrollata, che è in realtà innocente, e così vittima della stessa presunzione umana di decidere l'appropriatezza della natura e il destino delle specie.

E allora la misura di cui parla Martina è solo apparentemente formale. È una misura che in realtà ci parla di equilibrio, di riutilizzo e trasformazione della materia e del rispetto per quel mondo profondamente naturale sistematicamente escluso dalle architetture del paradiso terrestre.

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