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Giulio Bensasson

A cura di spazioSERRA

Testo critico di Saverio Verini

 

Visibile dal 28/10/2021 al 25/11/2021

Opening giovedì 28/10/2021 ore 19:00

Stazione Lancetti del Passante ferroviario, Milano

Giulio Bensasson (Roma, Italia, 1990) vive e lavora a Roma. La sua pratica artistica si sviluppa principalmente attraverso il linguaggio scultoreo e l’installazione. Tra i soggetti al centro del lavoro, il tempo è elemento primario presente in molte sue opere. Ha conseguito il diploma in Pittura e il diploma specialistico in Scultura e nuove tecnologie applicate allo spazio presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. Tra il 2012 e il 2015 ha lavorato come assistente presso lo studio romano di Baldo Diodato e ha collaborato con il collettivo bolognese Apparati Effimeri (2013). Attualmente lavora come assistente per l’artista Alfredo Pirri.

Saverio Verini (Città di Castello, Italia, 1985) è curatore di progetti espositivi, festival, cicli di incontri legati all’arte e alla cultura contemporanea. Ha collaborato con istituzioni quali Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Istituto Italiano di Cultura di Parigi, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, MACRO, Accademia di Francia a Roma - Villa Medici, American Academy in Rome, Civitella Ranieri Foundation, la fiera ArtVerona. Attualmente si occupa del coordinamento mostre della Fondazione Memmo di Roma. Collabora con la rivista Artribune, per la quale cura la rubrica Studio Visit, dedicata agli artisti emergenti.

Unique

Unique è la mostra site-specific dell’artista romano Giulio Bensasson proposta all’interno di venerazioneMUTANTE, la stagione espositiva di spazioSERRA dedicata alla trasformazione delle opere site-specific nel corso della loro permanenza. La mostra è visibile da giovedì 28 ottobre a giovedì 25 novembre presso la stazione Lancetti del Passante ferroviario di Milano.

 

Uno degli elementi centrali della ricerca di Bensasson è il tempo, inteso come momento culminante di un atto o come processo lento e inesorabile. Il tempo è materiale espressivo con cui lavorare e scendere a compromessi, lasciando che la casualità dei suoi effetti sia parte integrante della tecnica. A questo si aggiunge e si lega inevitabilmente un'altra tematica, quella della natura morta, e in particolare del memento mori: un genere che rappresenta da sempre l’attenzione dell’arte per il reale, il banale e il quotidiano.

Gli oggetti, la memoria, il tempo e i suoi effetti sulla materia, sono al centro dell’opera site-specific Unique.

 

In Unique diverse centinaia di fiori rosa accolgono la frase “YOU ARE THE ONLY ONE”, destinata a scomparire con il decadimento della materia che la compone. La frase appare come una smielata dichiarazione d’amore o come uno slogan pubblicitario. Scrive Saverio Verini nel testo critico che accompagna la mostra: “Le bugie, tuttavia, hanno le gambe corte. I fiori che formano la frase sono destinati ad appassire nel giro di qualche giorno, come se l’opera avesse una data di scadenza capace di contraddire la promessa di felicità che esibisce. Il romanticismo a basso costo della scritta si capovolge nel suo contrario; la ruffianeria sloganistica lascia spazio alla riflessione sul passaggio del tempo, sulla fine delle cose”.

 

spazioSERRA si trova in una stazione, spazio romantico per eccellenza, luogo di saluti, addii, dichiarazioni d'amore. “YOU ARE THE ONLY ONE” è però una dichiarazione consumistica, un elogio vano all'individuo che non porta con sé un valore reale, è falsa, in quanto rivolta a una massa indistinta di pendolari, come la pubblicità e gli atteggiamenti commerciali che tendono a farci credere di essere unici e speciali. Il colore rosa dei fiori contribuisce al sentimento di vanagloria che l’opera vuole comunicare: spesso utilizzato in contesti di lotta, di riappropriazione, oggi viene ampiamente utilizzato nella comunicazione pubblicitaria. Il capitalismo si appropria di elementi di lotta strumentalizzandoli e Bensasson, con atteggiamento ironico e sardonico, accusa e deride il sistema, ribaltando il significato dei suoi messaggi. Scrive ancora Verini: “A chi si rivolge l’opera di Bensasson? Probabilmente a nessuno, dando tuttavia l’illusione di indicare tutti i passanti che la incroceranno con il loro sguardo. È qua che l’intervento dell’artista palesa la propria cinica ironia, il suo essere sfondo ideale per selfie fallimentari”.

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